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Recensione "Il potere del cane"

 Di Alessio Grassi, Liceo Tassoni


Brutalmente delicato.
Inizio con un ossimoro poiché non vi è altro modo per definire quest’opera di Jane Campion adattata dal libro omonimo.
Nonostante ci venga presentato come western, il film è ambientato diverso tempo dopo la caduta del mito americano del selvaggio West e le atmosfere sono molto più disilluse.
Vediamo questi due fratelli, uno rozzo, quasi stereotipo del maschio alpha duro e insensibile, l’altro gentile e ben vestito, che si dirigono a cavallo seguiti dalla loro mandria di vacche verso una piccola cittadina, per affari.
Dopo una bevuta ad un bar, dove verrà introdotto, tramite aneddoti, il personaggio di Bronco, i fratelli e i dipendenti si dirigeranno verso una locanda dove mangiare e dormire.
Lì incontreranno gli altri due personaggi primari del film: la proprietaria di un piccolo hotel e suo figlio che sogna di diventare medico.
Tutta la prima sezione di storia serve unicamente ad introdurre ambientazione e personaggi, facendoti comprendere lati della loro personalità per poi usarli nella seconda parte, dove si sviluppa la storia vera e propria retta principalmente dal “cowboy” Phil, interpretato magistralmente da Benedict Cumberbatch che si è giustamente meritato la candidatura all’oscar, e Peter, interpretato dal bravissimo Kodi Smit.
Questo film parla di relazioni, di amore in senso largo, sia dolcemente che ossessivamente.
Riesce a trattare tematiche attuali come l’omosessualità o il machismo, oppure la solitudine, in una maniera quasi inquietante, poiché senza dire troppe parole, ne parla approfonditamente.
Trovo quasi impossibile non fare spoiler poiché il film regge il suo intero messaggio sulle scene della seconda metà di film, che soprattutto in quanto straordinarie non posso menzionare perché rovinerei la sorpresa.
Una fotografia buona accompagna una regia eccezionale con panorami non solo maestosi, ma importanti ai fini della storia che diventa quindi esaltata dalla natura cinematografica del prodotto.
Una sceneggiatura da maestro anche qua a servizio della regia, che ha meritato giustamente la candidatura agli Oscar in quanto riesce a cambiare senza snaturarsi per adattarsi alle scene, passando da inquadrature quasi da thriller a scene lente e calme.
Da sottolineare anche i costumi eccellenti.
La parte migliore, oltre alla storia, però, è ovviamente il cast: gli attori sono stati talmente bravi che tutti e quattro i protagonisti hanno ricevuto una candidatura.
Ovviamente il film ha dei difetti, seppur minimi, come il quasi abbandono dei personaggi primari di Rose e George e una effettiva lentezza che, seppur possa essere apprezzata da alcuni, non fa certo per tutti, poiché persino il sottoscritto, abituato a film lunghi ha sentito il peso delle due ore molto prolungate.
Altra problematica del film è il lasciarti perplesso fino a metà storia, senza realmente capire cosa tu stia guardando, dandoti una sensazione di caso, come se la storia stesse proseguendo senza un vero schema che, nonostante si comprenderà nel finale, non rende semplice la visione.
In conclusione un film veramente bello, non per tutti ma che tutti dovrebbero vedere, e che certamente si è meritato tutte 13 le nomination ricevute.



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