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Recensione "È stata la mano di Dio"

 Di Alessio Grassi, Liceo Tassoni


Il cinema non serve a niente, però ti distrae.

Ti distrae da cosa?

Dalla realtà, la realtà è scadente.


Inizio così, citando direttamente il film, l’opera magna di Sorrentino, che ha sempre rincorso nella sua vita qualcosa che non era suo, che ha sempre cercato di citare il leggendario Fellini, che in questo film diventa un suo personaggio che parlerà a nome di Sorrentino, non più il contrario.


Il film inizia con una stupenda ripresa dall’alto della zona costiera di Napoli, che ci mostra degli scorci stupendi.

Subito dopo si cambia orario e scena, rimanendo sempre a Napoli, dove vediamo nel traffico una donna vestita da sera aspettare l’autobus; arriva però prima un’auto di un uomo che si spaccia per San Gennaro, che la porta in un luogo dove incontrerà “il monaciello”, o così parrebbe, figura del folklore napoletano; l’uomo invita la donna a piegarsi per baciare la fronte del monaciello, e così facendo la palpa.

Lei torna a casa dove il marito le chiede il perché del ritardo, lei prova a scusarsi ma lui la blocca e cerca nella sua borsa, trova dei soldi (inseriti dal Munaciello), l’accusa quindi di essersi prostituita di nuovo e le tira uno schiaffo, lei corre a ripararsi in camera sua e chiama sua sorella che accorre insieme al marito e al figlio per risolvere la situazione. Così ci viene presentato il personaggio di Fabietto Schisa, il protagonista, una sorta di Sorrentino, interpretato magistralmente da Filippo Scotti, attore giovanissimo ma impressionante.


Il film è un messaggio d’amore da parte di Sorrentino verso Napoli, il cinema e Maradona.


Detta così le cose potrebbero non sembrare propriamente collegate, ma fidatevi quando dico che questo film è geniale, tra personaggi spuntati fuori dalla vita del regista, ispirazioni Felliniane assoggettate però alla poetica di Sorrentino; questo film è più di un film, è un messaggio a se stesso.


Di fatto, al contrario della Grande bellezza, questo film Sorrentino non lo ha fatto per l'oscar o per ricevere dei riconoscimenti ma per se stesso, per non disunirsi più come aveva fatto in passato. Ma andiamo con ordine.


Questa pellicola è un miscuglio di figure allegoriche e vita di Sorrentino stesso che esplora l'adolescenza e il percorso di vita delle persone, oltre che la sessualità, in maniera sincera senza troppi fronzoli.


Ammetto che alla prima visione del film non avevo subito afferrato il messaggio, ma poi, dopo averlo rivisto e riflettutoci su,  mi sono reso conto di cosa volesse dire Paolo al mondo; questo è probabilmente uno dei maggiori problemi del film in effetti.

Un film che per quanto magistrale sia, non è semplice di comprensione.


Per quanto potrei stare a parlare del lato umano di questo film per ore, bisogna passare al lato tecnico.


La regia è veramente straordinaria, vera e sentita, accompagnata da una fotografia che si è vista poche volte nel Bel Paese.


La sceneggiatura è semplicemente perfetta, ineccepibile, per quanto non veloce, soprattutto nel saper dare leggeri momenti di sollievo per poi portare all'escalation del finale dove si vedono due delle scene migliori non solo del film ma della cinematografia nostrana.

La prima - mi permetto di spoilerarla parzialmente, quindi, in caso non vogliate saperne nulla, saltate fino alla fine del corsivo - una scena dove un regista affermato e ormai maturo, spiega al giovane Fabietto, cosa sia il cinema, cosa sia questa Settima Arte, perché sia importante farla sì svolge nella notte fino alla mattino passando per una grotta dove il regista Capuano (interpretato divinamente da Ciro Capano) rivela l’arcano, mentre sembra parlare non al protagonista, non a noi, bensì a Sorrentino stesso.


Il cast è veramente impressionante, con un Toni Servillo che ha dato il meglio di sé nel personaggio umano e fallibile del padre di Fabietto.


Un altro merito del film è stato quello di spiegare, anche a qualcuno esterno a quella realtà come me, il perché dell’ossessione di Napoli verso Maradona, che dopo la visione del film mi è risultata non solo chiara, ma sensata e condivisibile, in quanto faro di speranza che ha riacceso un motivo per vivere; ma per questo consiglio di vedere il film.


In conclusione, questo è il film che è Sorrentino in tutte le sue facce, commovente ma che lancia decine di spunti di riflessione anche per i non cinefili.

E ricordate, che i film servono a questo, perché la realtà è scadente.  






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