Passa ai contenuti principali

Dove sono finiti tutti?

Di Sofia Rossi


Tutti noi il 4 Ottobre, quando ci siamo resi conto che non ci arrivavano più messaggi da Whatsapp o notifiche da Instagram, ci siamo chiesti dove fossero finiti tutti; per poi accorgerci che Instagram, Whatsapp e Facebook avevano smesso di funzionare. A quel punto abbiamo iniziato a incolpare il nostro wifi, il nostro telefono o i nostri dati mobili, scoprendo in seguito che il problema non riguardava solo noi.

Whatsapp, Instagram e Facebook che sono controllate da quest’ultimo, il 4 Ottobre dalle 17:30 a poco prima di mezzanotte erano down.

Questo lo sappiamo tutti, ma perché erano inaccessibili agli utenti?

                 

John Graham-Cumming, chief technology officer di Cloudflare (una società di infrastrutture web), ha affermato che il problema era il DNS o Sistema dei Nomi di Dominio, il quale traduce nomi facili da ricordare come www.google.com in indirizzi IP formati da serie numeriche, utilizzati da computer, smartphone e tablet per connettersi tra loro. Il DNS è paragonabile a una rubrica telefonica dove a ogni nome salvato nell’elenco corrisponde un numero di telefono. 

In pratica Facebook, Instagram e Whatsapp avevano smesso di funzionare perché i percorsi che trasformavano i nomi comprensibili dei siti web in indirizzi IP e che permettevano agli utenti di accedervi erano stati eliminati. Per giunta, più si provava ad accedere alle app malfunzionanti più si creava “traffico”, il che peggiorava ulteriormente la situazione.

Vista l’impossibilità di risolvere il problema da remoto, considerando che sul dominio diventato inaccessibile c’erano anche i sistemi di comunicazione interna che utilizzano i tecnici per comunicare tra loro, Facebook ha inviato dei tecnici per riavviare manualmente i server.

Commenti

Post popolari in questo blog

Rubrica scacchi

  di Daniel Janjani

La generazione di Bridgerton ed Euphoria: come le serie tv influenzano la moda

 Di Sofia Verde Dalla comparsa delle piattaforme streaming le serie televisive hanno cominciato ad influenzare sempre di più i giovani.  Il settore dell’intrattenimento vale miliardi di dollari e, fatturando tali somme, sfrutta al meglio tutto quello che piace al pubblico, sfornando centinaia di contenuti l’anno. È come se i direttori delle grandi società di distribuzione di tipo cinematografico-televisivo (come Netflix, Now tv, HBO, Prime Video…) possedessero una gigantesca spugna in grado di assorbire i contenuti in tendenza su internet, sfruttandoli allo scopo di creare, per esempio, nuove serie tv, talvolta strizzando questo strumento fino all’inverosimile, fino a sfociare nel ridicolo. Accade però anche il fenomeno opposto: una volta che una serie televisiva viene lanciata possono accadere due cose: che sia un flop o che abbia successo. I motivi per cui il contenuto possa non piacere possono essere vari: è considerato qualcosa di “già visto”, non è all’altezza delle aspet...

Chiedimi dov’è il vuoto, in un battito spezzato

  di Davide Caretto Sento sempre di essere incompleto, di non aver mai finito qualcosa. Oggi però devo mettere il punto ad un capitolo che, se guardo al Davide di qualche anno fa, non avrei mai pensato di poter scrivere: è un arrivederci al mio ruolo da redattore per Elemento 38. Siamo plasmati da ciò che leggiamo, da ciò che ascoltiamo, da ciò che viviamo, da ciò che sentiamo di essere. Lasciamo che la mente corrosa dalle chimere dei nostri pensieri costruisca o tagli ponti, apra cancelli o chiuda fili spinati, vesta maschere di carta che colano sotto la pioggia delle verità che ci confessiamo. Sono le ultime parole che lascio echeggiare in questo giornalino, e vorrei che fossero “pure”. Vorrei che fossero parole apollinee che parlano la lingua dionisiaca della nostra interiorità, così timida eppure così vitale. Quelle parole che non si interessano di apparire ma che si preoccupano di essere . Zero riferimenti espliciti ad autori, che tuttavia costituiscono una componente importa...