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Er treno

 

di Daniel Janjani

Il primo giorno me lo ricordo: un cielo plumbeo, bianco tenue come solo Modena può offrire. 

Ai cancelli di ingresso una mandria di bisonti barbuti annunciava “Benvenuti all’inferno!”, manco fossimo ad un girone di Dante. Ottimo, penso. 

Entro in classe, una cacofonia di canarini svolazzanti. 

Benché terrorizzati, tutti intenti a socializzare. 

Osservo un ragazzo troppo nerboruto per essere così tranquillo - farà pesca sportiva?

Noto perfino uno alto con gli occhi blu, mi allontano per paura che sia violento e di origine est-europea * .

Il quadro è instabile.

Analizzo la situazione e stabilisco che l’opzione migliore è continuare con la façade del bimbominchia che prende 10 e ascolta la maestra, quindi mi siedo davanti, in prima fila. 


In prima scruti dal basso quelli di quinta, con i loro volti maturi e in stato nevrotico per l’esame. Adesso fallisci a idealizzare allo stesso modo i tuoi compagni di classe, ti sembrano gli stessi di 4 anni fa. Le personalità di fondo non cambiano, ma le persone gradualmente sì. 

Come tulipani che lentamente, piano piano, sbocciano, distendono i petali e guardano il sole in faccia.

Poi viene il Covid e TAAC, i petali sono bruciati per farci olio di palma venduto nel cioccolato al latte della Nestlé.


Dicono che al termine dei 5 anni non te ne accorgi. 

Porco canguro se invece me ne sono accorto, nel bene e nel Covid.

Se vogliamo che tutto rimanga com'è, bisogna che tutto cambi.

(citazione che non poteva c'entrare meno ma ganzissima da usare)


È stata un’esperienza che mi ha fatto maturare, da mela acerba buona solo per un succhino a mela targata dell’Apple.

Non mi fraintendere: non posto selfie in Sardegna con le nuove Balenciaga.

Anzi detesto quest’idea che l’obiettivo di noi liceali sia l’imitazione di High School Musical. 

Ovvero solo sabato sera, kebab e feste, come se l’esperienza liceale si possa ridurre a sprecarsi ogni settimana finché siamo giovani. 

In verità c’è anche quello :) . 

Ma c’è molto, ma molto di più, e non si può vedere in nessuna storia su Instagram. 

In fondo, a nessuno di noi frega dell’alcol o della ganja. 

Vogliamo solo essere in una compagnia che ci faccia sentire ascoltati e rispettati. Apprezzati.

Questo vale per tutti, sia per quelli con un circolo sociale ampio che per la ragazza asociale di classe.


Non so voi, ma quasi quasi rimpiango il non essere nato negli anni 60. 


Quando dopo la laurea trovavi lavoro. Quando gli amici li vedevi fisicamente.

Quando si stava fuori casa tutto il tempo, altro che scrollare le storie sul letto alle 2:30 di mattina.

Per un attimo nascondiamo sotto il tappeto l’arretratezza culturale.

Quando tutto era più semplice, e meno complesso di oggi. 

Adesso noi siamo la gioventù che fuma di più in Europa, e cavolo, un motivo ci sarà. 

E non son sicuro se la tradizionale risposta, ovvero “leggere i classici” e “studiare a capofitto”, possa ancora essere una soluzione.

Dopotutto son proprio i boomer, con la loro formazione classica, ad aver ridotto l’ozono ad un colabrodo.


Non lo so rega. Come direbbe il matematico Von Neumann, ci stiamo avvicinando ad una singolarità storica davvero interessante, sia da un punto di vista tecnologico che sociale.

Resta di fatto che saremo noi a costituire la classe dirigente nel 2050, in mezzo a questo secolo di svolta. Quindi mi raccomando.

Pensate. Siamo noi l’innovazione. E se vi vien la nausea al solo pensiero di come gestire tutta la baraonda di scuola, cambiamento climatico, famiglia, amici, solitudine, lavoro, di nuovo solitudine, collasso dei valori tradizionali, ala vecchia gelata d’inverno, shalla.

I fiumi erodono le rocce lentamente, sassolino dopo sassolino. 

Ma ci riescono, e alla fine ti ritrovi con un Grand Canyon. 

Analogamente, prendi un bel respiro, redigi una lista delle idee che ronzano in testa.

Fai una cosa alla volta. 

You can do this


* in tal caso io sarei il terrorista lol 


Italian teens are Europe's biggest smokers - The Local


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