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Un rapporto stellare-dicembre 2019


di Denis Franchi


“We are made of starstuff” affermava tempo fa Carl Sagan, celebre astrofisico e divulgatore scientifico. Non è una semplice frase ad effetto, ma si presenta come espressione di una grande verità: noi umani e tutto ciò che esiste sulla Terra (esseri viventi e non) siamo prodotti dello spazio, dell’infinito universo. Secondo una ricerca della NASA, le creature organiche presenti sul nostro pianeta sarebbero composte per il 73% da materia di supernove antiche, il 16,5% di elementi di stelle di piccola massa, per il 6,5% da idrogeno ed elio provenienti dal Big Bang e solo per l’1% da residui di esplosioni di nane bianche. Insomma, siamo veramente figli delle stelle! Sin dalla preistoria, gli uomini delle caverne guardarono al cielo come a qualcosa di così misterioso da essere al tempo stesso persino affascinante. Furono i primi a cercare un collegamento tra l’immensità della volta celeste e la loro esistenza: è infatti dall’inizio del paleolitico che si può far cominciare il periodo delle osservazioni astrali, e dunque dell’astronomia. Molti erano i culti religiosi che si vennero a formare nelle prime comunità sedentarie nei confronti dei corpi celesti: queste creazioni così stupefacenti non potevano essere altro che prodotti di un’entità superiore. Tuttavia le stelle hanno sempre avuto anche una grande rilevanza pratica più o meno efficiente. In particolare il moto e il periodo del Sole furono utilizzati dalle civiltà mesopotamiche per la realizzazione di calendari sempre più precisi: in questo modo venivano definite le stagioni ed i periodi adatti all’agricoltura. Una ancora più importante applicazione di questi studi sul cosmo ce la presenta la storia di Fenici ed Egizi. Entrambi grandi popoli di navigatori, si servirono della Stella Polare (che indica il nord terrestre) e delle costellazioni dell’emisfero boreale (sono rilevanti l’Orsa Minore, l’Orsa Maggiore, Il Carro Di Orione) per orientarsi sui mari e raggiungere nuove terre per sviluppare i commerci. Dall’altra parte però enormi sviluppi in campo astronomico furono portati avanti dalla civiltà greca, nonostante questa abbia basato tutte le sue conoscenze sulla millenaria tradizione orientale dell’analisi dei fenomeni dell’universo: anche persiani e cinesi diedero un enorme contributo alla catalogazione delle stelle e delle loro proprietà visibili. Studiosi come Claudio Tolomeo, Eudosso di Cnido e Ipparco di Nicea furono pionieri di scoperte rivoluzionarie che cambiarono per sempre il mondo della scienza, come l’evento della processione degli equinozi e le prime osservazioni di Mercurio, Venere, Marte e Saturno. Il più innovatore fra questi fu senz’altro Tolomeo con il suo modello cosmico che vedeva la Terra al centro dell’universo attorno alla quale giravano tutti gli altri corpi celesti, stelle e non. Sebbene questa concezione ebbe un’unanime approvazione nel medioevo, Copernico tra il 1502 e il 1512 rovesciò la situazione. Presentò infatti un modello eliocentrico, in cui il Sole era al centro dell’universo e tutti corpi giravano attorno. Nel futuro si scoprì che questa intuizione era solo in parte vera, in quanto come sappiamo oggi tutto quello che conosciamo è raggruppato in un numero esorbitante di galassie, la maggior parte delle quali non sappiamo neppure l’esistenza. Con il progredire della scienza, lo spazio e i corpi celesti sono stati conosciuti meglio: per esempio, con il diagramma H-R si possono riconoscere temperatura, luminosità e grandezza stelle di ogni genere. Più andiamo avanti scoprendo molto sul macromondo che ci contiene, più ci rendiamo conto di quanto siamo piccoli e insignificanti dentro di esso, seppur consapevoli della nostra marginalità. Letterati e colti di ogni epoca hanno trovato nel cosmo la risposta all’enigma all’infinito, senza però mai riuscire a capire quale sia la soluzione, se c’è una soluzione…

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