di Dario Janjani
X:“ Come può un essere finito come l’uomo conoscere l’idea d’infinito, se non tramite la mano di Dio?”
Y:“Ma Dio è morto ormai, cent’anni son passati, ma del sangue rimane la memoria”
X:“ Bene, uccidi, ma non vivere sotto un nuovo splendore, l’umano che trascende se stesso è solo sangue e carne senza ragione” Y:“Bravo, arrenditi al nulla, risiede proprio in quelle membra di cui parlavi l’unico ideale, la risata della luce che conosce se stessa nei suoi limiti; non vi è più uomo, ma superiore e come tale abbandona i limiti predisposti da falsi pensieri e conoscenza”
X:“Cos’è conoscenza? Non mi dicevi prima tu che non vi è verità, se non nella generazione, non vi è conoscenza, se non in noi?”
Y:“Perché ti ostini a cercare senso? Tale esiste perché siamo noi uomini a crearlo, veri dei di supremazia ostentata, abbandona il palazzo di carta e torna nel grembo”
X:“Appare semplice sopportare il non senso per tornare alle radici, ma qualcosa non va, lo senti anche tu?” Y:“Hai ragione,però non trovo né lacuna né dubbio , come mai?”
X:“Non vedi? Sei forse tornato uroboro? ma adesso, come son stato cieco io, non vedi più, nella tua paura conservatrice; aspetta, si sta avvicinando un qualcosa, ma vedo solo luce”
Y:“Come luce? Io vedo un cubo, perfetto nelle dimensioni ma assente di contorno e tuttavia delineato, come mai?”
X:“Mi spaventa , sento il suono e la pressione di un Sole, allontaniamoci”
Y:“No, sono stato l’emblema di opposizione, distruzione e rinascita, debellerò anche questo, perché nella sua negazione la verità mi dà conferma”
Z:“Siete verità che vive in menzogna, assaporando parole lancinanti ma buone; non accettate tale mia sentenza poiché essa è a voi limitata, ma forse un giorno ammirerete e accetterete la giustizia del mio errore”.
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