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Noiosissima pagina di diario di un maggiorenne in libertà-ottobre 2019



6/10/19

Caro note dell'iPhone,

l'estate è finita davvero troppo presto quest'anno, ma... Sai, ora davvero non me ne importa. Non ci penso! Ho così tante altre cose per la testa... Ora ho diciotto anni! Pensavo non sarebbe cambiato nulla nella mia vita; ne avevo la certezza fino a qualche giorno fa, quando, forse per caso, ho ripensato al me dell'anno scorso, e mi sono riscoperto diverso, cambiato. Quante esperienze ho accumulato quest'estate! E tutte le cose che ho, tutte le relazioni, sia le vecchie sia le nuove, hanno un sapore diverso da prima...


In primis, ora ho la mia patente di guida. Guido una pandina a metano, ma ai miei occhi è come un'astronave. Finalmente posso andare dove mi va, senza orari. E il rombo del motore, che spesso mi infastidiva e mi distraeva, è ora per le mie orecchie un suono dolcissimo. Correre veloce per quelle stradine di campagna ha proprio il sapore della libertà.


Ho loro, i miei amici di sempre, le mie ancore di salvezza, il mio porto sicuro. Compagni di mille sere, mille bevute e mille viaggi; ci siamo scelti perché siamo simili, ma in qualche modo ci completiamo. Con loro ho capito il valore del confronto, della collaborazione e del lavoro di squadra. Ho capito che riderci su è meglio che piangersi addosso.


Ora ho lei, che mi guarda con degli occhi stupendi: il suo sguardo è un po' quello di chi guarda un bambino, come per dirgli: "Non ti preoccupare, ci sono io qui per te"; ed è anche un po' quello di chi guarda un cielo stellato, così pieno di ammirazione e di stupore, tant'è che a volte mi chiedo se mi meriti o meno quello sguardo, se quello che lei guarda sia proprio io. Non penso di poter fare a meno di quello sguardo.


Ho i miei genitori. Loro ci sono da sempre, ci sono sempre stati, ma ora mi hanno affidato una cosa di grande valore, che devo custodire come un gioiello: la loro fiducia. La distanza che ci separa è sempre minore ogni giorno che passa: loro non sono più i supereroi che adoravo da bambino, ma persone, esseri umani esattamente come me, coi loro limiti e le loro paure. Ora tocca a me porgere una spalla su cui possano reggersi e, magari (la fortuna non lo voglia), piangere. Ora tocca a me farli crescere.


Ho tante cose in più, ma anche tante cose di cui mi sono liberato. Ora non sento più il bisogno di dimostrare niente a nessuno: non ho paura di mettermi a nudo, né di far sentire la mia voce. Non mi preoccupo più per quella parola detta che non ha suscitato interesse nei miei interlocutori (dai, sforzati di dire qualcosa di divertente!), né per quella parola non detta a cui sarebbe bastato solo un po' di coraggio in più per uscire.


Ho raggiunto quello che volevo? Sono quello che volevo? No, non ancora per lo meno, quante cose non riesco ancora a mandar giù, e quanti progetti ancora da realizzare... Ma credo che questa mia condizione, più libera che mai, si avvicini di molto alla felicità.

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