di Davide Caretto
Una malattia si definisce rara quando il numero di casi presenti su una data popolazione non supera una soglia stabilita e non averne mai sentito parlare è impossibile, soprattutto quando il progresso medico-scientifico raggiunge traguardi fondamentali per la cura di esse. Tra i gruppi di malattie rare si può citare quello delle porfirie, alcune delle quali sembrano essere state descritte per la prima volta nel IV° secolo a.C. da Ippocrate, padre della medicina. Ad oggi la ricerca per la cura della malattia è molto impegnativa.
Il Prof. Paolo Ventura, Ricercatore presso il Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche Materno-Infantili e dell’Adulto dell’Università di Modena e Coordinatore Nazionale del Gruppo Italiano Porfirie (Gr.I.P.), ci aiuterà a conoscere più approfonditamente alcuni aspetti della porfiria e della sua cura.
Cos’è la porfiria?
Innanzitutto le porfirie sono un gruppo di 8 malattie rare che hanno una frequenza media di 1 caso su 100.000. Alcune di queste malattie hanno come sintomo la fotosensibilità e si presentano con manifestazioni cutanee; nel senso che il paziente, dopo pochi minuti di esposizione al sole, si può coprire di bolle oppure può avere un eritema molto forte. Viceversa, altre causano un’ipertricosi, cioè un aumento esponenziale di peli su tutto il corpo. Nelle forme più gravi la pelle può bruciare e creare ferite talmente profonde da raggiungere il tessuto osseo. Come si può immaginare, queste malattie sono state alla base della leggenda dei vampiri e dei licantropi.
Ce ne sono delle altre che generano accumuli di sostanze che hanno un effetto neurotossico; a causa di ciò, i malati hanno crisi ricorrenti caratterizzate da dolori intensi a livello addominale, perdita di forza. Colpendo anche il sistema nervoso centrale, altri pazienti accusano delle crisi mentali, ovvero: mutamenti di carattere, allucinazioni, convulsioni e crisi epilettiche.
Con una così vasta gamma di sintomi, la diagnosi come viene eseguita?
La diagnosi è tutt’altro che semplice poichè queste malattie, oltre ad essere rare, possono essere confuse con altre. Ad esempio ci sono stati casi di pazienti operati perché diagnosticati con addome acuto o altri che sono stati ricoverati in un ambiente psichiatrico perché si ritenevano malati di mente.
Principalmente è una questione di conoscenza della malattia, spesso scarsa, che può portare alla diagnosi troppo tardivamente.
Esiste una terapia specifica per la cura delle porfirie?
Dipende dal tipo di malattia. Per tanto tempo non abbiamo avuto una terapia. Per esempio, i pazienti con diagnosi di protoporfiria eritropoietica (per intenderci, quella con le manifestazioni cutanee) venivano prescritte delle lozioni solari o degli antiossidanti ma con poco effetto. Attraverso la ricerca si è messo a punto un farmaco a base di afamelanotide, un ormone in grado di stimolare la produzione di melanina. Questo farmaco viene iniettato sotto cute e libera in maniera continuativa una piccola quantità di ormone melanotropo; quest’ultimo va in circolo e interagendo con la cute la protegge dall’effetto tossico delle porfirine che si accumulano a livello cutaneo. Il farmaco funziona perché ha un effetto antiossidante ma non cura la malattia bensì i suoi sintomi, dal momento che l’accumulo di porfirine non si può interrompere. I risultati sono stati tanto buoni da cambiare completamente la vita dei malati: ad esempio, un mio paziente, dopo questa terapia, ha potuto esporsi al sole durante i periodi estivi.
L’unico problema è che il farmaco non può essere somministrato a pazienti di età inferiore ai 18 anni, perché non c’è una sperimentazione scientifica specifica.
Per le porfirie acute con effetti neurotossici è necessaria ancora più attenzione. Se la cura non è adatta, i nervi possono essere talmente coinvolti da causarne il blocco ed il paziente potrebbe morire per arresto respiratorio. Inoltre, i malati possono avere: crisi dolorosa, tachicardia, ipertensione e poi può manifestarsi un quadro neurologico talmente grave da determinare la morte del paziente.
Ma ci sono anche belle notizie: oggi ci sono farmaci nuovissimi appena sperimentati anche qui a Modena che hanno effetti straordinari; ci sono dei miei pazienti che non hanno crisi da 1 anno e mezzo.
La cosa importante da capire è che la malattia rara è un modello. Cioè: quando si mette a punto un nuovo tipo di farmaco per una malattia rara, che colpisce poche persone, si costruisce un metodo che consente di collocare una terapia che può essere utilizzata (cambiando il target) per una malattia molto più diffusa. Chiaramente, i costi sono altissimi ma questo tipo di terapia innovativa potrà cambiare in modo profondo la terapia di molte patologie.
Rimanendo su questo ultimo tema, le volevo chiedere: le ricerche, da chi sono finanziate?
Una ricerca di questo tipo è sostenuta da una Company, un’industria farmaceutica che realizza un progetto e conduce uno studio. Lo studio è composto da varie fasi: prima si prova sulle cellule in laboratorio, poi sugli animali di laboratorio, poi sui volontari e, infine, si giunge allo studio di FASE 3 capace di dimostrare, su un numero più ampio di pazienti, l’efficacia o meno del farmaco.
Se il farmaco funziona ed è migliore dei precedenti allora entra in commercio.
Il costo deve essere molto elevato, suppongo.
In genere si tratta di farmaci ad alto costo, giustificati dalla complessa tecnologia che ne porta alla produzione.
Ritornando sulla semeiotica delle malattie, ci sono differenze tra paziente uomo e donna?
Nelle malattie cosiddette acute, le crisi sono più frequenti nelle donne, gli uomini, però, hanno dolori più intensi. La differenza è data, nelle malattie acute, soprattutto dai fattori ormonali; le donne hanno delle alterazioni ormonali cicliche che contribuiscono più facilmente a scatenare la malattia.
Ci sono altri fattori scatenanti? Ad esempio l’ambiente?
Senza dubbio, ma non è l’unico. Altri sono: alcol, digiuno, farmaci (perché chiaramente l’uso di farmaci non idonei può alterare la malattia), fumo, stress ed infezioni. Il gene alterato che predispone alla malattia può scatenarla se a contatto con questi fattori, quindi il paziente deve essere educato a ridurli al minimo.
Modena è attrezzata per la cura di queste malattie?
Innanzitutto devi sapere che la diagnosi di queste malattie a Modena è una tradizione, non a caso è uno dei centri più attrezzati ed importanti d’Italia e grazie al lavoro dei medici lo sta diventando anche nel mondo. Da noi arrivano malati da tutta Italia che vengono non solo per fare la diagnosi, ma anche per essere curati. In ogni caso, tutti i centri italiani (attualmente 8) che studiano queste malattie si sono riuniti creando il Gruppo Italiano Porfirie (Gr.I.P.) che ha un obiettivo: creare un centro di riferimento per ogni regione che sia in grado di curare queste malattie rare.
Noi medici del Gr.I.P. ci siamo riuniti per creare un database contenente tutti i pazienti diagnosticati con porfiria. Proprio in questi giorni sto finendo di scrivere i lavori sull’incidenza (numero di nuovi casi diagnosticati annualmente) e prevalenza (numero di casi presenti in un luogo) delle porfirie acute e cutanee in Italia. Questo lavoro è un servizio che serve per avere una revisione regionale di queste malattie, ad esempio quanti malati ci sono in Emilia, in Puglia, in Veneto, etc…
L’aspetto interessante è che se si confrontano i dati epidemiologici degli stati europei notiamo che prevalenza e incidenza hanno più o meno gli stessi dati; i dati italiani dicono che prevalenza e incidenza sono circa metà di quelli dell’Europa. Ciò vuol dire che, probabilmente, metà dei malati italiani non sono ancora stati diagnosticati.
Quindi è necessario che i medici prestino maggiore attenzione sulla diagnostica di queste malattie.
La ricerca ed il progresso scientifico sono alla base dello sviluppo sociale ed è grazie al duro lavoro di numerosi professionisti, come i medici del Gr.I.P., se oggi possiamo contare sul miglioramento della qualità di vita.
In particolare ringrazio il professor Paolo Ventura per la disponibilità e gentilezza ad avermi concesso un’intervista sicuramente formativa per tutti i ragazzi che vogliono approfondire lo studio in ambito scientifico.




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