di Giada Leonelli
“LONTANANZA: situazione spaziale determinata dalla distanza” chiudo il dizionario e lo ripongo nella libreria. Certo sapevo già il significato dell’accostamento di queste 10 lettere ma mi è difficile riuscire a superarla. Mi butto sul letto con gli occhi rivolti verso il soffitto ricoperto di stelline luminose, non è cambiato nulla dalla cameretta che mamma e papà mi avevano già preparato ancora prima che nascessi. Una brezza pungente entra dalla finestra, l’estate è ormai finita ma non riesco ad accettarlo. Posso ancora sentire i granelli di sabbia che mi sfregano contro i piedi e l’acqua fredda del mare che mi schizza le gambe. Com’è possibile che tre mesi siano passati così in fretta? Mi sembra ieri quel pomeriggio intero passato in giardino, con il profumo di libertà che mi riempiva i polmoni e con la consapevolezza dell’inizio dell’estate. Mi alzo lentamente e mi avvicino alla finestra con i gomiti appoggiati sul davanzale. Le labbra si inclinano in un leggero sorriso pieno di malinconia e di gioia. Non volevo, non volevo assolutamente passare i tre mesi più belli dell’anno dai nonni in quel paesino piccolo e insignificante. Ci ho passato tutte le estati da quando sono nata e mi ero ripromessa che la scorsa sarebbe stata l’ultima. È sempre stata una sofferenza guardare i miei amici che si divertivano in vacanza da soli ed io, niente di niente. Ma come al solito sono stata obbligata. È successo tutto una sera, un incontro casuale, lo scambio di due parole timide e banali che ha dato origine all’estate più bella della mia vita. Mi scappa una risata fragorosa, quante avventure in quella piazza. Non c’è nulla, nessun ritrovo per i giovani, nessuna festa o discoteca ma era tutto ciò che mi serviva. Mi è sembrato di essere in un’altra dimensione, condividere così tanto in così poco è stato surreale, inspiegabile. Per una ragazza abituata a vivere in città si direbbe che non è semplice abituarsi in un paese così piccolo ma forse l’importante sono le persone che ti circondano, non il luogo. Sposto lo sguardo verso la mensola sopra il letto, ci sono molte cornici piene di foto impolverate ma solo una risplende. Certo, il ricordo di quest’estate. L’ho incorniciata solo da pochi giorni ed è ovviamente la mia preferita. È una foto mossa, con una brutta luce, a vederla apparentemente insignificante ma siamo tutti distratti e intenti a ridere per una sciocchezza. Subito mi torna la malinconia, è dura essere felici quando la distanza ha il potere su di noi. La mia più grande paura è come le cose potranno cambiare in un anno. È lungo e può succedere qualsiasi cosa, siamo nel periodo dei cambiamenti ma io non voglio, voglio che tutto rimanga esattamente così, con quella banalità che ci ha fatto capire la purezza e la semplicità del nostro legame. Potrebbe sembrare un’amicizia dettata solo dal fatto che fossimo in vacanza ma non è così, lo sento, è diversa dalle altre, piena di momenti di massima gioia, seguiti da improvvise litigate, ma mai realmente fondate. Uno squillo mi risveglia dai miei ricordi, passo di fianco al letto, mi avvicino al comodino e prendo delicatamente in mano il cellulare. Lo accendo: “tra cinque minuti tutti in piazza”. Una lacrima mi scorre lungo la guancia e contemporaneamente scoppio a ridere, come mi piacerebbe rivedere tutti anche solo per il tempo di un abbraccio. “Siete sempre i soliti scemi, ci rivedremo presto, è una promessa”. E con gli occhi gonfi mi lancio di nuovo sul letto e affondo le braccia attorno al cuscino, posso ancora sentire l’energia e il dolore in quell’abbraccio che ci siamo scambiati per l’ultima volta, non per un addio ma per un arrivederci.

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