di Denis Franchi
In un rapporto dell’Aprile del 2019, l’ONU (Organizzazione Nazioni Unite) descrive qual è l’impatto dell’attività dell’uomo sull’ecosistema Terra, e in particolare si concentra sull’effetto che essa ha sulla fauna e la flora del nostro pianeta. Si stima che, in futuro, un ottavo delle specie viventi sia destinato a scomparire per sempre a causa dell’eccessiva urbanizzazione, dell’inquinamento atmosferico e marino e dei metodi di sfruttamento delle terre e delle risorse naturali (come, ad esempio, agricoltura intensiva, caccia e pesca). È risaputo ormai da tempo che, sin dalla prima rivoluzione industriale, la pressione del progresso umano sugli habitat naturali di piante e animali sia accresciuta in modo esponenziale nel corso dei decenni. D’altro canto, non da tanti anni è sorto un nuovo problema che mette a repentaglio la vita di gran parte della biodiversità di tutto il mondo, ossia il cambiamento climatico. I viventi che ne risentono di più sono ovviamente quelli che risiedono ai poli, ma è soprattutto il circolo polare artico che soffre maggiormente per questa situazione. Il WWF (World Wildlife Fund) afferma come in un solo anno il numero di esemplari di orso polare artico (ursus maritimus) sia sceso repentinamente da 31.000 individui a poco più di 22.000: questo perché il continuo scioglimento dei ghiacci, dovuto all’instabilità del clima, ha diminuito la superficie su cui questi grandi carnivori possono vivere e, di conseguenza, molti non hanno più trovato le condizioni ideali alla vita. Questa è la causa principale, ma ce ne sono innumerevoli altre. Non bisogna però pensare che sia solo l’uomo con le conseguenze delle sue modifiche all’ambiente a determinare la scomparsa di specie animali e vegetali. Infatti l’estinzione è un processo perlopiù naturale che procede imperterrito da milioni di anni, ovvero da quando i primi batteri e funghi unicellulari hanno cominciato a popolare gli ambienti ostili preistorici della Terra. Mentre si hanno molte informazioni su esseri recentemente estinti (come, ad esempio, il grizzly della California, scomparso nel 1922 a causa della caccia), di altri non si sa nemmeno l’esistenza perché non ci sono informazioni a riguardo: i ricercatori possono solo affermare con certezza che il numero di organismi estinti a partire dalla nascita della biosfera si aggira intorno ai centocinquanta milioni! È allarmante pensare come, nell’era moderna, l’estinzione di specie che garantiscono la vita sul pianeta sia cresciuta così spaventosamente: in prima fila sono le api (apis) a essere minacciate, e questo va a danno di tutti, in quanto questi insetti sono i maggiori promotori dell’impollinazione che garantisce la nascita e lo sviluppo di fiori e piante. Di conseguenza, anche l’uomo deve stare attento alla sua sopravvivenza, perché il suo destino dipende da quello degli esseri che fa estinguere: d’altronde, anche gli umani sono animali e, pertanto, vivono in simbiosi con la natura come tutti gli altri. Ci si dovrebbe preoccupare di più dell’imminente dipartita definitiva dei rinoceronti neri (diceros bicornis) o delle famossissime giraffe (giraffa carmelopardalis, il cui numero di esemplari è sceso sotto il livello degli 80.000), piuttosto che dell’ultimo modello di scarpe o cellulare. Dalla natura dipende la vita dell’uomo, ma la natura dipende dal comportamento di tutti.

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