di Davide Caretto
Circa un italiano su due è analfabeta funzionale. Per essere precisi il 47% della popolazione italiana, in Europa siamo secondi (preceduti solo dalla Turchia). Non lo dico io ma lo Human Development Report (la pubblicazione annuale dell'Ufficio per il Rapporto sullo sviluppo umano del Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo) e gli studi dell’OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico).
Cosa significa? Significa che un italiano su due non riesce a comprendere un testo di media complessità come articoli di giornale, dizionari, contratti, foglietti illustrativi dei medicinali ma anche indicazioni stradali e orari di trasporti pubblici.
Significa che un italiano su due non ha le competenze sufficienti per saper utilizzare strumenti informatici di base come: motori di ricerca (con conseguente uso errato), software di scrittura e calcolo.
Significa che un italiano su due crede ciecamente alle notizie ricevute, non sa scindere tra falso e vero e non sa quali siano le fonti attendibili o meno.
Gli analfabeti funzionali quindi sono pressoché delle marionette facilmente sfruttabili da qualsiasi autorità eminente. Faccio un esempio: un leader politico, per “avvalorare” una sua tesi, legge un titolo di giornale, isolandolo così dal significato reale che esso vuole trasmettere, ad una folla di analfabeti funzionali. Il senso errato che da quel titolo viene trasmesso diventa la crociera delle marionette stesse, che crederanno ciecamente alle parole del leader. Esse non leggeranno l’articolo completo e non eviteranno possibili tentativi demagogici. Uno degli effetti dell’azione del leader sarà la diffusa credenza che i giornali siano nocivi e noiosi, ma non perché sia un’opinione basata su un ragionamento compiuto dagli analfabeti funzionali, bensì perché gli è stato detto che lo sono... e a loro va bene così.
Quindi è possibile raggiungere quel futuro distopico inventato da Ray Bradbury nel libro Fahrenheit 451? In cui gli articoli di giornale e le opinioni strutturate si riducono ad un titolo, due parole? Esageriamo: arriveremo mai a bruciare libri perché ci è stato detto che sono inutili e dannosi? Per il momento non lo sono, ma sembrano essere stati bruciati. La fonte Istat dichiara che nel 2016 circa 33 milioni di italiani non hanno letto un libro cartaceo in un anno. Questa è una tra le principali cause di analfabetismo funzionale: senza leggere viene meno il nostro senso critico, la nostra ragione e quindi la nostra capacità di avere un’opinione propria incondizionata.
Attenzione, non sto giudicando gli analfabeti funzionali come ignoranti e stupidi; anzi, la maggior parte delle volte essi sono persone con capacità intellettive ottime, a cui però manca la ricerca del significato delle cose. Per esempio: letto un libro o una storiella, all’analfabeta funzionale rimane solo la trama e non il messaggio che l’autore vuole consegnare.
Fortunatamente questo problema si può eliminare, ma gradualmente. Ci vuole tempo e due sono gli alleati perfetti: la famiglia e la scuola. Il primo è di certo il più importante, in quanto fornisce l’accesso e i prerequisiti necessari per leggere; infatti è difficile che un bambino con genitori analfabeti funzionali e con meno di 10 libri in casa legga spontaneamente, serve un input. Ovviamente c’è eterogeneità di efficacia tra gli input e, quindi non tutti gli alunni all’ingresso di scuola sono allo stesso livello e non tutti comprendono le chiavi di lettura e i potenziamenti che il secondo alleato offre. Per questo sostengo che la famiglia sia l’alleato più importante: se tutti avessero lo stesso livello di apprendimento e lettura la scuola diventerebbe il tedoforo dell’uscita dallo stato di minorità quale è l’analfabetismo funzionale.
Il vero problema non è l’analfabetismo funzionale in sé, che può essere debellato seppur con fatica, quanto la scarsa sensibilizzazione che viene fornita dalle istituzioni su questa piaga nazionale. Quello di cui non ci rendiamo conto è che la soluzione è a portata di mano, anzi a portata di libro.

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