di Matteo Scurani
Il Tassoniano non esiste più. Si è estinto, proprio come i dodo, o i mammuth, o i dinosauri. Gli ultimi esemplari sono migrati verso luoghi certamente molto più sicuri e confortevoli del nostro Istituto: le università, e di sicuro le migliori. Quando avvenne questa migrazione? Non ricordo di preciso, ma molto, molto tempo fa. Ciò che posso affermare con certezza, se la memoria non mi tradisce e se ad essa non si sovrappone l'immaginazione, è che io l'ho visto, il Tassoniano. L'ho visto! Uno solo, dite? No, tanti, tantissimi! Popolavano la nostra scuola, e quando li vedevi riunirsi all'uscita, eri certo del fatto che saresti diventato così dopo cinque anni, un vero Tassoniano come loro. Quando ero in prima, loro erano i miei eroi: guerrieri temprati a suon di verifiche, loro sì che sapevano cosa fosse il sacrificio e la dedizione. Dedizione non solo per raggiungere un buon rendimento, ma dedizione nei confronti della scuola e del suo spirito: tutti i più grandi Tassoniani erano nella redazione di E38, erano giornalisti al servizio degli studenti e della sana informazione.
Altre caratteristiche? Beh, il Tassoniano si riconosce subito: medio di statura, corporatura o secca o robusta con la pancetta (di certo non palestrato), barba incolta e capelli "come da appena alzato", abbigliamento rigorosamente casual con abbinamenti improponibili e scarpa da ginnastica Lotto. Sì, il Tassoniano pareva un po' sfigatello se visto dall'esterno, infatti solo conoscendolo avresti potuto scoprire il tesoro che era celato in lui: un pozzo di cultura nell'ambito dell'informatica, dell'automobilismo e dei cartoni giapponesi; gran appassionato di politica e spesso attivista (chiaramente di sinistra); profondo conoscitore della scuola, in particolare dei suoi professori e dei suoi segreti (e anche dei segreti dei professori a dirla tutta). Ecco, tutto questo non c'è più. Quegli eroi a cui ero tanto affezionato, e che mi avevano portato per mano nella mia iniziazione alla vita liceale, se ne sono andati. Ma la tragedia è che, per via di forze oscure a me ignote, l'ambiente della nostra beneamata scuola è cambiato. Ora è popolato da gente un po' snob, tutta costruita, con la quale è difficile scherzare; queste persone ti guardano strano, spesso dall'alto al basso, come se fossero su una scala o su un albero, o su un aereo. Parlano di cose poco interessanti o poco utili, e a cambiare discorso già sono in difficoltà. Ma quel che è peggio è che non sembrano promettenti quanto i Tassoniani veri; sono fatti di un'altra pasta, sono molli. Io, che desideravo disperatamente di diventare un Tassoniano, sarò costretto a causa di un trend ormai inarrestabile a diventare un molle. Non volevo essere molle, io! Ma è così che va la vita: tutto scorre, come ci diceva un vecchio filosofo... E poi, siamo certi che i vecchi fossero meglio dei nuovi? E se quelli di oggi fossero anch'essi Tassoniani, ma a modo loro, in un modo innovativo?

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