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Corretti stili di vita-aprile 2020


Cronaca di un convegno su alcol e guida

di Enrico Clicine

Il convegno si è aperto con i saluti del governatore del Rotary Club Angelo Andrisano, seguito dagli interventi di Carlo Adolfo Porro, Paola Gelmini, Andrea Pini Bentivoglio, Stefano Spagna Musso, Andrea D’ambrosio, che ricorda come “i corretti stili di vita siano faticosi da mantenere, ed è quindi necessario presentare i rischi che comporta cedere alla comodità di non seguirli”, ed Adriano Maestri, che invece legge questo convegno come “un’occasione per mettere ordine nelle libertà individuali, perché viviamo in un mondo pieno di libertà collettive, dove bisogna però lavorare affinché possano coesistere libertà individuali e collettive, senza che la presenza delle une lenisca quella delle altre”. Successivamente, è intervenuto il Provveditore dell’Ufficio Scolastico di Modena, nonché Presidente della commissione “corretti stili di vita” del Rotary club, Dottoressa Silvia Menabue, introducendo la giornata come “un'occasione per educare al rispetto delle regole, poiché la cultura della legalità non è che cultura e rispetto della vita”, e poi “la repressione non riesce ad arginare certi comportamenti e stili di vita pericolosi per se  stessi e gli altri, per cui è nostro dovere, come adulti e come Istituzioni educare e mettere tutti in condizioni di prendere consapevolmente delle scelte”. Inoltre la stessa  introduce il docufilm che verrà visionato durante la giornata “Ogni Giorno”, dicendo come “vuole far riflettere sugli stili di vita che portano a tragedie come quella raccontata, e vuole raccontare le emozioni che questi eventi scaturiscono”. Prima della proiezione, si è tenuta una tavola rotonda condotta dal regista del docufilm Luca Pagliari, che premette: “La comunicazione è tanto cambiata, noi adulti abbiamo difficoltà a comunicare con voi, spesso non siamo capaci di parlarvi in modo da arrivarvi, quindi proviamo a lavorare in maniera diversa, partendo dalle emozioni, puntiamo a non essere grilli parlanti”. Intervengono: Nicola Fabbri che interpellato da Pagliari, spiega che “la mia azienda è specializzata nella promozione di un bere leggero, che allunghi la serata” e racconta di come si sia accorto che “se un genitore ci dice di non bere, quest’informazione entra da un orecchio ed esce dall’altro. Se però sono dei coetanei che scongiurano l’esagerazione, allora il consiglio viene seguito più volentieri”. Poi Lisa, membro del Roctaract, secondo cui “il vero problema, nell’abuso di alcol è la pre-serata, dove ci si spacca di alcool di bassa qualità, e rovinano il divertimento della serata”. Secondo Davide Gori, “la comunicazione è inefficace: prendiamo come esempio le sigarette: l’immagine stampata certo impressiona, ma dopo un po’ ci si abitua”. Per Giovanni Battista Camerini, una possibile soluzione è “Mettere a disposizione strumenti per il raggiungimento del benessere, evitando dunque che questo venga cercato in pratiche che non lo portano”. Claudio Widman precisa che “il problema dei corretti stili di vita non tocca solo i giovani, è un problema trasversale perché le pubblicità degli alcolici, non sono ideate dai  giovani, anche se destinate anche a loro” e “L'iniziazione agli alcolici non avviene in famiglia, ma fra i 13 ed i 15 anni fuori dalle mura domestiche, e non è un'iniziazione al gusto, ma allo sfondamento dello stato di coscienza”, mentre Francesco Stefanini precisa come “l'educazione che abbiamo cominciato a portare ha cominciato ad avere” e “Siamo una colonia degli Usa, i media ci influenzano: il sistema mediterraneo è di assunzione di alcool nei pasti, quello sassone invece di assunzione degli alcolici fuori pasto, con conseguenti problemi sulle capacità di guida”. Terminato questo spazio di confronto, Luca Pagliari ha introdotto brevemente il docufilm, che racconta la storia di Francesco, ucciso a 14 anni da un ubriaco senza patente che procedendo contromano lo ha investito. Il filmato riporta i pensieri degli amici più cari di “Saccio”, raccolti con un’interessante formula: registrati off-camera ed aggiunti in post-produzione a sottofondo delle riprese, nelle quali nessuno parlava, è stato possibile avere il racconto genuino di chi era Francesco per i suoi amici e per la sua famiglia.

Luca ha specificato come fosse pervaso, durante la realizzazione, dalla rabbia, perché eventi simili accadono “Ogni Giorno”, e che “l’obiettivo di questo lavoro è fare prevenzione, rendendo consapevoli gli studenti (e non solo) che lo vedranno, sperando che rimanga qualcosa, e che i ragazzi ascoltino questo tipo di comunicazione che passa dalle emozioni”. Dopo la proiezione, è intervenuto il padre di Francesco, con la testimonianza diretta del dolore ma anche della resistenza, che lo ha portato, insieme alla madre ed alla grande famiglia degli amici di Saccio, ad affrontare sette anni di processo, cominciato prima che divenisse legge l’omicidio stradale, e dunque molto più complicato di quanto non sarebbe stato oggi, ma anche ad intraprendere una missione di prevenzione, tramite l’associazione “Rose bianche sull’asfalto” che promuove incontri, anche in collaborazione con la polizia stradale. Dopo di lui, ha parlato il padre di Valentina, ragazza anche lei strappata alla vita da un incidente stradale, causato dalla distrazione del conducente. Ha presentato l’applicazione “Valentina protect yourself, protect others” promossa dall’associazione da loro fondata “La vita Vale”, dal funzionamento innovativo: il pedone con l’applicazione accesa, segnala la propria posizione, e se un automobilista dovesse avvicinarsi, l’app attiverebbe un allarme sul telefono di questi. Ovviamente, volendo disincentivare l’utilizzo del cellulare alla guida, questa app funziona solo se il telefono dell’automobilista è acceso, dunque sta venendo utilizzato in quel frangente. Il padre di Valentina ci racconta anche il sottotitolo (protect yourself, protect others): “perché quando accadono tragedie del genere, non solo la vita della famiglia della vittima è rovinata, ma anche quella dell’autista, che non era intenzionato a fare del male”. Questo convegno si era prefissato di non essere un elenco di avvertenze ai giovani, che la teoria la conoscono ormai a memoria, ma di trovare una maniera diversa per comunicare, trovare il modo di farsi ascoltare e di raccontare davvero cosa possono causare certi stili di vita, passando non tramite prediche ed elenco di dati, ma cercando di lasciare spunti di riflessione dentro ognuno, e di essere efficaci in questo senso. Indubbiamente, da spettatore, non posso che dire che l’obiettivo è stato raggiunto, e che questo evento mi è arrivato molto di più, molto più in fondo di tanti altri.

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