Passa ai contenuti principali

Ciao El38, un bacio

 

di Giada, Giulia, Deana

Ebbene sì, pure questo momento è arrivato. E chi l’avrebbe mai detto? Noi di certo no, almeno prima di finire “per caso” (come ci piace sempre raccontare) in questa pazza redazione. Tutto è cominciato in quel settembre del 2016, dopo la giornata di orientamento per le classi prime alla Fratellanza, e da allora non ci siamo più allontanate da questo mondo. Ricordiamo ancora il primo articolo “I cugini della Terra”, mandato al caporedattore che tanto temevano (perché di quinta) il 4 ottobre, e scritto insieme, in tre, così come per gli altri articoli di quell’anno. Infatti per quasi un anno non abbiamo mai scritto un articolo personale per paura di scrivere male o sbagliare qualcos’altro, col tempo però abbiamo afferrato quest’occasione e abbiamo scritto di tutto e di più per i nostri compagni.

Io, la Dea, non ringrazierò mai abbastanza la mia Redazione per l’esperienza che mi ha concesso. Mi piace ancora chiamarla mia, perché dopo un anno da caporedattrice, mi è entrata nel cuore e non l’abbandonerò mai. I primi tre anni sono stati tranquilli, scadenze da rispettare, articoli da mandare quattro volte l’anno. Cinque nelle occasioni speciali. L’aspetto più bello è stata la possibilità di poter parlare di ciò che volessi, delle mie passioni e dei miei interessi, a partire da temi di attualità quali la lotta per i diritti delle donne, il body shaming, i campi per gli uiguri, musica nello spazio, legalità e mafia, e altro ancora. Sono stati cinque anni pieni di articoli e di apprendimento, di amici e conoscenti nuovi. Il quinto anno è certamente stato il più difficile, causa pandemia, ma nonostante ciò ho deciso di rimanere insieme ai miei compagni e dare un ulteriore contributo, impaginando con quel poco che sapevo fare gli articoli dei, purtroppo non più miei, redattori. Sono stati cinque anni difficili, ma belli. Lo smistamento tra il secondo e il terzo anno è stato un duro colpo, ma anche un'occasione per conoscere persone nuove e sperimentare in un ambiente totalmente nuovo. Quanti corsi pomeridiani (la Giu e la Gia ne sanno qualcosa), quante chiamate, quanti messaggi e quanti pianti. Quante verifiche e quante interrogazioni, quest’ultime le più temute. Mi mancheranno arrivare a scuola con largo anticipo e entrare all'ultimo per aspettare i miei compagni di classe e scambiare due chiacchiere, girare per la scuola in qualità di rappresentante di classe (incarico che per cinque anni ho portato avanti con tanta passione), gli scambi di merende, la fila alle macchinette, il cortile pieno di ragazzi pure in pieno inverno, le discussioni quasi quotidiane (e spesso con persone che non conoscevo), ricordarsi di passare il badge, partecipare ai Tass Day e alle assemblee d'Istituto. Mi mancherà un po' tutto, così come a tutti, nonostante questi ultimi due anni ci abbiano spinti sempre di più a desiderare di evadere da questa scuola.

Esco dal Tassoni diversa. Non sono più la Dea del primo anno, più introversa e attaccata rigidamente alle regole. Con gli anni ho imparato ad accettare (o quasi) la possibilità di sbagliare e di andare contro ai miei ideali del passato, ora lascio spazio ad un nuovo io egemone.

Mi auguro di riuscire ad affrontare il futuro e ricavare qualcosa da questi cinque anni. Spero che tutte le persone che ho incontrato in questo lungo cammino si portino dietro tutto ciò che di buono ho lasciato. L’esame fa paura, ma il dopo ancora di più, quindi stringiamo i denti e affrontiamo tutto, comunque vada.

Ciao Tassoni, un bacio.


Io, la Gia, sono stata la più silenziosa negli ultimi anni, sommersa da impegni scolastici ed extrascolastici ma a nulla toglie il fatto che questo giornalino occuperà per sempre un posto nel mio cuore. Come ha già detto la Dea, è cominciato tutto per caso, da ragazze intraprendenti abbiamo deciso di partecipare alla prima riunione del giornalino, a scopo unicamente informativo, e invece, ci avevano già considerate parte di questa magnifica organizzazione (troppo tardi per tirarsi indietro). È bello far parte di qualcosa e poter scrivere delle proprie passioni, girare per i corridoi la mattina per vendere il nostro operato e soprattutto ricevere degli apprezzamenti. Bidelle, professori e addirittura nostri coetanei che si interessano a ciò che scrivi con tanto impegno. “La scuola è già abbastanza impegnativa così, non ho bisogno di altri compiti da fare…” credetemi che anche io lo pensavo e non è stato assolutamente così. Si parla di un impegno minimo ma si è in gruppo e in compagnia (e che compagnia, la redazione più pazza che esista). 

Pianti, sofferenze, lamentele, tutte cose che mi ha donato il mitico Tassoni ma anche tante soddisfazioni, sorrisi e meravigliose amicizie. Sono entrata che ero una ragazzina di 14 anni e vedevo questo percorso come lungo e interminabile, ma ora a distanza di ben 5 anni, non mi capacito ancora di come siano passati così velocemente e di quanto siano stati belli. Certo questo ultimo anno (anzi due) ci ha privato di tante cose, ma ha dato a tutti una grande lezione di vita: mai dare per scontate le cose che abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni. Ci ha fatto soprattutto rendere conto di quanto ci mancasse davvero andare a scuola, tra quei banchi, insieme, per ridere e scherzare anche nei momenti più difficili. 

Questo è solo l’inizio di un percorso lunghissimo che mi aspetterà (anche se sono convinta che passerà altrettanto velocemente), e non potevo scegliere scuola migliore che il Tassoni, come base di lancio per il mio futuro. 

Cosa dire a voi Tassoniani? Beh, godetevi questi anni perché sono i migliori e come tutte le cose belle, volano via in un battito di ciglia. E invece a tutti noi maturandi… IN BOCCA AL LUPO A TUTTI!!!!!!


Io, la Giuli, mi commuovo troppo facilmente in questi momenti. Non credevo sarebbe arrivato davvero questo giorno. Sono Le mie ultime righe sul nostro giornale. Nostro perché è stato di chiunque, anche chi con un solo articolo, ne ha fatto parte. Siamo stati una grande squadra, e per me rimarremo tale. 

Non voglio fare retorica ma sembra letteralmente ieri il giorno in cui ho sentito “Siamo Elemento38, se vuoi sapere il perché, guarda la tavola periodica”.

E mi ricordo che mi sono girata verso la mia compagna di banco (e ormai di vita), la nostra Gia, e scoppiando a ridere ci siamo dette “Questi devono essere fuori come dei balconi”. E in effetti ci sono bastate una o due riunioni per capire che non ci sbagliavamo di tanto.

Sono stati cinque lunghi anni di cui però non rimpiango assolutamente nulla. E a questo grande gruppo della redazione devo molto. È stato una parte bellissima del mio percorso. 

Purtroppo in questi due anni abbiamo perso e sofferto molto, e a rimetterci è stato soprattutto il nostro giornalino.

Niente pizzate, niente riunioni stupide, niente ‘lo vuoi un giornalino?’… mi mancherà tutto questo.

Mi mancheranno anche le nostre feste di Natale e carnevale, le assemblee e le autogestioni. Così come mi mancheranno le foto di classe, dove tanto sei venuto sempre male; aspettare le felpe che arrivano puntualmente a maggio; assistere ai dibattiti dei futuri rappresentanti che si scannano per avere l’ultimo voto… Non posso immaginare che tra 12 giorni (eh si, solo dodici giorni al momento più ansioso della mia vita) tutto questo non mi riguarderà più.

In questi due anni moltissime cose ci sono venute a mancare, ma ci hanno anche insegnato ad apprezzare tutte le piccole cose. Ora posso dire davvero che mi mancherà tutto di questa scuola: dalle file al totem per timbrare in orario alle lotte per avere l’ultima puccia (questa solo per i veri veterani).

Cari tassoniani che leggete questo articolo, so cosa pensate: che siamo tre pazze e non vedete l’ora di essere ‘liberi’. Fidatevi, tra qualche anno non la penserete più così.

Godetevi questi anni, nonostante a volte possa sembrare molto complesso (sappiamo tutti che la nostra è una scuola impegnativa e che mette alla prova) perché presto vi mancheranno. 

Cinque anni volano, e per me sono stati i cinque anni più belli della mia vita.

Devo tanto a questa scuola, a questa redazione, alla mia (nuova) classe E che dal primo giorno della terza mi ha accolto come se fossi con loro dalla prima, e devo tanto anche a queste due bellissime persone (le nostre Gia e la Dea)  che hanno un posto d’onore nel mio cuore.

Ricordatevi che “Tassoniani si resta tutta la vita”.

È stata una bella sfida ma posso dire di avercela fatta.

Un bacio Tassoniani… e buona fortuna (ce ne serve tanta) a tutti i #maturandi2021!!


Grazie Tassoni.




Commenti

Post popolari in questo blog

Letter to me ten years ago

 Di Vanessa Verzola you will see your life through romantic, brown eyes you will look outside the bus living with your interior strife you would not say it’s you the girl who’s singing for you, who’s talking ‘bout you today I feel like I can see the little me laughing in a funny pose and nobody really stole your nose: trust me I could never walk away for me, for you it’s true let me stay I hope I will get better ‘cause you need it, and I need you to be me and you need me to be you Go somewhere you can be you and believe in you, and in what you do ‘cause I deserve it

Capovolgimento di ruoli

di Deana Sulejmanasi Risale a febbraio 2020 la condanna all’ex produttore cinematografico statunitense Harvey Weinstein, giudicato colpevole di stupro di terzo grado e atti sessuali criminali di primo grado verso l’attrice Jessica Mann. In seguito alla prima accusa postagli, la conseguente onda mediatica ha portato col passare dei giorni ad un accrescimento di queste storie, coinvolgendo altri esponenti statunitensi e del resto del mondo. L’impatto è stato tale da accendere e dare luogo al movimento femminista MeToo, contro le molestie sessuali e la violenza sulle donne, il quale ha aiutato moltissime donne a rompere il silenzio e denunciare. Qualche giorno fa è stata eretta a New York, al Manhattan’s Collect Pond Park, proprio davanti al tribunale dove fu condannato Weinstein, una statua rappresentante Medusa, quasi trionfante e fiera, con in mano la testa decapitata di Perseo. Opera dell’artista italo-argentino Luciano Garbati, il quale ha affermato di aver dedicato la statua al cora...

Chiedimi dov’è il vuoto, in un battito spezzato

  di Davide Caretto Sento sempre di essere incompleto, di non aver mai finito qualcosa. Oggi però devo mettere il punto ad un capitolo che, se guardo al Davide di qualche anno fa, non avrei mai pensato di poter scrivere: è un arrivederci al mio ruolo da redattore per Elemento 38. Siamo plasmati da ciò che leggiamo, da ciò che ascoltiamo, da ciò che viviamo, da ciò che sentiamo di essere. Lasciamo che la mente corrosa dalle chimere dei nostri pensieri costruisca o tagli ponti, apra cancelli o chiuda fili spinati, vesta maschere di carta che colano sotto la pioggia delle verità che ci confessiamo. Sono le ultime parole che lascio echeggiare in questo giornalino, e vorrei che fossero “pure”. Vorrei che fossero parole apollinee che parlano la lingua dionisiaca della nostra interiorità, così timida eppure così vitale. Quelle parole che non si interessano di apparire ma che si preoccupano di essere . Zero riferimenti espliciti ad autori, che tuttavia costituiscono una componente importa...