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Ottobre si fa rosa: parte la campagna di prevenzione del tumore al seno


La prevenzione deve essere estesa anche alle donne più giovani 

di Valentina M. Mingrone, UNIMORE

Il mese di Ottobre si tinge di rosa, come il nastro simbolo della campagna di prevenzione del tumore della mammella promossa anche quest’anno dalla LILT, la Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori. 

L’iniziativa consiste nell’offerta per tutto il mese di Ottobre, presso i circa 400 ambulatori LILT disseminati su  tutto il territorio nazionale, di visite senologiche gratuite, e di una serie di conferenze e dibattiti volti a  sensibilizzare le donne sull’importanza della prevenzione e della diagnosi precoce dei tumori della mammella, “il big killer” per le donne, come ha sottolineato il dottor Schittulli, presidente della LILT, nel corso della  conferenza stampa di presentazione dell’iniziativa. 

Infatti, con circa 53.500 nuovi casi diagnosticati ogni anno in Italia, il tumore della mammella rappresenta la  più frequente patologia neoplastica nel genere femminile in tutte le fasce di età, e sono ancora troppe le  donne che muoiono per questa patologia, nel 2019 causa di circa 12000 decessi.  

Questi ultimi sarebbero stati probabilmente molti di più in epoca pre-screening, quando alla diagnosi si  giungeva spesso tardivamente con, come conseguenza, gravi implicazioni sulla prognosi e sul trattamento, un tempo spesso deturpante sull’organo che più di tutti rappresenta la femminilità. Grazie ai continui  progressi della medicina e agli screening per la diagnosi precoce, la mortalità presenta, infatti, un segno  negativo, con un calo del 2,2 % ogni anno, rispetto ai nuovi casi di malattia diagnosticati, che invece sono in  costante aumento (+0,9 per cento ogni anno). (www.airc.it).  

La promozione della salute e di strategie di prevenzione del tumore della mammella è di fondamentale  importanza ed assume ancora maggior rilievo in un momento storico come quello attuale, in cui screening e  controlli sono stati rinviati a causa della pandemia, con oltre 1 milione e mezzo di screening senologici in  meno.  

È possibile ridurre il proprio rischio di ammalarsi con un comportamento attento e con pochi esami di  controllo. In primo luogo occorre avere uno stile di vista sano, fare esercizio fisico, mangiare frutta e verdura  e limitare i grassi. È stato inoltre dimostrato che anche l’allattamento al seno rappresenta un fattore  protettivo nei confronti della patologia.  

È buona abitudine fare una visita del seno presso un ginecologo o un medico esperto almeno una volta l'anno,  indipendentemente dall'età ed effettuare un’autopalpazione della mammella ogni mese, a partire dai 20 anni  d’età, tra il settimo e il quattordicesimo giorno del ciclo mestruale. In caso di famigliarità, su consiglio di un  genetista, può essere utile effettuare la ricerca dei geni BRCA1 e 2, responsabili di alcune forme ereditarie di  cancro del seno. Infine, certamente l’esame più importante è rappresentato dall’esame strumentale  mammografico. 

Lo screening mammografico consente infatti un’anticipazione diagnostica notevole, di identificare cioè lesioni di piccole dimensioni, tumori in fase preclinica, ovvero prima della comparsa di sintomi, e tumefazioni  non ancora evidenti all’esame palpatorio. La diagnosi precoce si traduce in una riduzione del ricorso ad  interventi di chirurgia radicale e alla scelta viceversa di interventi di tipo conservativo, con miglioramento  della qualità della vita delle pazienti, anche sotto un profilo psicosociale, e dei dati di sopravvivenza e di  sopravvivenza libera da recidive di malattia. Nelle donne più giovani più utile può risultare un’ecografia  mammaria, mentre la risonanza magnetica di norma viene impiegata come esame di secondo livello.

Attualmente lo screening senologico con mammografia è offerto dal Sistema Sanitario Nazionale con cadenza  biennale, a tutte le donne dai 50 ai 69 anni d’età, ma è sempre maggiore l’evidenza dell’importanza di  un’estensione del programma di prevenzione anche a donne più giovani, dai 45 ai 49 anni d’età (secondo  quanto suggerito dal Piano Nazionale Italiano Prevenzione), soprattutto in caso di famigliarità per la  patologia.  

Addirittura potrebbe essere consigliabile anticipare le indagini ed estenderle a donne più giovani, tra i 30 e i  35 anni d’età, secondo la proposta del Dr Schittulli, spesso trovatosi nella condizione di dovere operare anche  donne molto giovani: “Quest’anno, credo che la nostra consueta iniziativa LILT For Women - Campagna  Nastro Rosa, necessiti della massima amplificazione: il tumore della mammella continua ad essere il “Big  Killer” delle donne e sebbene sia una malattia sempre meno letale, a livello d’incidenza continua invece a  crescere, colpendo anche donne più giovani, nella fascia 30-35 anni: in questo contesto la prevenzione non  deve essere trascurata”. 



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