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Maccartismo all'italiana-maggio 2020


di Federico Migliori

La democrazia si fonda su due tratti fondamentali: la libertà e la pluralità, ognuno dei quali necessita dell’altro per esistere. Quando uno viene cancellato porta con sé nel baratro anche l’altro, insieme al concetto stesso di democrazia. 

È importante specificare questo perché nel nostro paese, nonostante sia in atto una crisi che politicamente fa gola a molti, specialmente a chi, come è stato fatto in Ungheria, ha il vizio di chiedere “pieni poteri”, la democrazia, nella forma di repubblica parlamentare, rimane la forma di governo in uso. Potremmo impiegare pagine ad elencare la miriade di problemi di malagestione di questa emergenza, o per lo meno tutti quelli scoperti finora, ma lascerò quest’onere ad altri. Ciò che vorrei fare è indagare il comportamento e l’atteggiamento che istituzioni e cittadini hanno adottato in questo momento. 

Da quando sono nato ho assistito continuamente a feroci scambi di parole da ogni parte politica, insomma, da quando ho coscienza di esistere mi è stato facile notare un’estrema polarizzazione delle opinioni nel nostro paese. Chiunque non appartenesse alla propria parte politica di riferimento, che fosse destra o sinistra, diventava immediatamente un’estremista dell’opposizione, un fascista o un comunista, a seconda dei casi. E questo non accade(va) solo nelle discussioni da bar, magari al secondo bicchierino di bianco, ma, col passare del tempo, anche sui giornali cartacei e addirittura nelle istituzioni. 

Ingenui coloro che pensavano che un momento di difficoltà come la pandemia che stiamo vivendo potesse riportare il paese alla moderazione e all’unità, anzi, come si vede, la cosa è degenerata. Non serve un politologo per capire che ormai, da quando il governo ha messo in moto la macchina emergenziale, esistono solo due opinioni: con Conte o contro Conte. Ed è comico vedere persone che fino a ieri odiavano l’uomo (e la carica), oggi sono invece i suoi più fervidi sostenitori, pronti a difenderlo in aspre battaglie all’ultimo post. Ecco quello che è successo non sarebbe troppo diverso da ciò che è accaduto, a mia memoria, da Berlusconi in poi, se non fosse che ora è venuto a mancare uno dei due pilastri di cui parlavamo all’inizio: la pluralità. 

Il governo ha attuato una serie di manovre che abbiamo conosciuto solo all’ultimo da fonti trapelate alla stampa, senza che fossero discusse da nessuno, fuori o dentro le camere. E chiunque si sia trovato a criticare un simile operato ha dovuto fronteggiare una massiccia levata di scudi, oltre che essere stato immediatamente etichettato come appartenente a quel partito. Qui, però, bisogna uscire dalle logiche di partito e bisogna farlo alla svelta. Un dibattito deve esistere e non solo su internet. 

Lo stesso governo è reo di fomentare questi comportamenti: un commissario straordinario che appena vede criticato il suo operato si difende definendo i suoi oppositori e critici come “liberisti che sorseggiano centrifugati”, cosa che alle prime fa ridere, poi fa riflettere e poi, per lo meno a me, spaventa un poco.  Discorsi simili non sono altro che una riedizione di un immaginario che nel nostro paese è molto presente, quello di etichettare il nemico come massa, quindi creando pregiudizi, ovviamente negativi, nella mente di chi ascolta, che, cattiva, trama e cospira nei salotti, buona solo a criticare chi, invece, sta in trincea a combattere. 

Attenzione però a eliminare il pluralismo delle opinioni, perché è molto facile far cadere anche la libertà di esprimerle queste opinioni.  Con questo non voglio dire che la nostra Repubblica cadrà entro le prossime settimane, ma sicuramente si verrà a creare un clima, specialmente ora che l’aggregazione è vietata, di indifferenza politica fra la popolazione, in cui ogni discussione e dibattito risulterà sempre più lontano dal proprio quotidiano, fino a che la gente, stanca, si affiderà all’uomo forte del momento, delegando a lui ogni decisione, buona o cattiva, di pace o di guerra.

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