di Deana Sulejmanasi
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Lunedì 18 maggio 2020, ore 19:44, questi sono gli articoli che rispondono alla ricerca “violenza sulle donne” sul sito de La Repubblica.
2020: anno promettente per gli astrologi, il solito inferno per milioni di donne e uomini.
Secondo quanto riporta l’Istat «Il 31,5% delle 16-70enni (6 milioni 788 mila) ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale: il 20,2% (4 milioni 353 mila) ha subìto violenza fisica, il 21% (4 milioni 520 mila) violenza sessuale, il 5,4% (1 milione 157 mila) le forme più gravi della violenza sessuale come lo stupro (652 mila) e il tentato stupro (746 mila).»
Sarebbe inutile continuare a parlare di dati, perché non cambierebbe ciò che è stato e non porterebbe nessuno a improntare la propria mente verso una nuova opinione riguardo le donne o gli uomini, in quanto in fondo sto scrivendo per un giornale che verrà letto da all’incirca 200/250 persone rispetto alle 7,78 Mld che abitano questo pianeta.
Nonostante ciò, è inevitabile parlarne. La cosa che più mi sconvolge è la persistente ignoranza tra le persone, anche tra quelle che conosco, che ancora oggi si permettono di dire che le donne non sono mai state sottovalutate, violentate psicologicamente e/o fisicamente, che hanno raggiunto le stesse condizioni di vita degli uomini e che ricevono tutti lo stesso salario, senza distinzioni di alcun tipo.
Siamo in un periodo storico in cui si fa fatica a prendere posizione. Il mio obiettivo principale è quello di mettere in luce come la violenza sia per l’ennesima volta la soluzione a gran parte dei problemi che le persone si trovano ad affrontare. Non è inutile spiegare che femministe non sono coloro che ritengono le donne superiori agli uomini in qualsiasi ambito, ma coloro che stanno dalla parte dei diritti e dell’uguaglianza, che ritengono tutti alla pari e che provano con ogni mezzo, che sia una parola, un articolo di giornale, un’intervista, una canzone, una manifestazione, a combattere per i diritti di quelle donne che alla pari non si trovano ancora. Il femminismo non è una moda, non significa odio incondizionato verso gli uomini o rifiuto della femminilità.
L’odio, la rabbia, la frustrazione nascono da una incompleta conoscenza dei fatti, delle condizioni di vita di ciascun individuo e da un ostentato desiderio di prevalere sugli altri. Incompleta conoscenza dei fatti, perché spesso preferiamo dare un giudizio a qualcosa che non conosciamo, anziché chiederci perché alcune cose sono così, perché accadono. Ad esempio, qualcuno prima di insultare una ragazza a causa del proprio hijab, si è mai chiesto perché questa abbia deciso spontaneamente di indossarlo?
Ormai giudicare è diventata un’abitudine comune, perché come diceva Antoine de Saint Exupéry, «È molto più difficile giudicare se stessi che gli altri».
Le sentenze nocive e tossiche che arrivano spregiudicatamente dagli sconosciuti possono spesso essere equiparate all’atto fisico di violenza, ed è purtroppo un dato di fatto che questo ci sia sempre stata e che continui ad esserci, perché continuano a vigere gli estremismi e l’ignoranza.
Qualcuno però potrebbe stupirsi leggendo che a subire violenza non sono solo le donne, ma anche gli uomini. Le stime inglesi parlano di un quarto di vittime domestiche maschili, ma il fatto che molti di loro non denuncino mostra che il fenomeno è più diffuso di quanto sembri. Inoltre una ricerca pubblicata sulla rivista Justice Quarterly ha rilevato che l'82% delle donne violente usa delle armi contro il 25% degli uomini.
Le denunce da parte degli uomini non avvengono per paura di essere derisi, di non essere creduti e rimandati a casa dal proprio carnefice. La dottoressa Elizabet Bates, psicologa della University of Columbia, ha confermato che «lo stereotipo dominante nella violenza domestica ritrae gli uomini come responsabili. Ma la ricerca mostra sempre di più che la prevalenza è uguale per uomini e donne. La realtà è che gli uomini non cercano tanto aiuto. Ciò è in parte dovuto al fatto che la società condanna fermamente la violenza contro le donne, ma prevede poche sanzioni per l'aggressione delle donne nei confronti degli uomini…».
La violenza di genere riguarda tutti: amici, famiglie, popolazioni, etnie. Il fenomeno però è stato spesso sottovalutato, portando un grave problema di salute pubblica, che ha inciso direttamente sul benessere fisico e psichico e indirettamente sul benessere sociale e culturale delle persone.
La difficoltà nell’individuare questi colpevoli, sta nel fatto che nella maggior parte dei casi, gli atti di violenza avvengono nella vita quotidiana, tra quelle quattro mura che una volta venivano chiamate “casa”, mentre ora “Inferno”, riuscendo spesso così a sfuggire agli occhi di chi circonda la vittima. Avvengono di nascosto a lavoro oppure davanti ad una moltitudine di persone, che non si preoccupa minimamente di aiutare chi si trova in difficoltà, ma addirittura incita maggiormente all’odio e alla violenza.

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