di Daniele Bondi
Aron Hector Schmitz (oggi meglio noto come Italo Svevo, che però non è altro che uno pseudonimo letterario) nacque a Trieste nel 1861 in una famiglia borghese. Trieste all’epoca era sotto il dominio asburgico, perciò egli era ufficialmente tedesco, pur sentendosi italiano per via delle origini di sua madre Allegra Moravia. Il giovane Svevo intraprese degli studi di stampo economico in Germania, dove imparò il tedesco, per proseguire l’attività industriale del padre, la quale però fallì nel 1880. Questo avvenimento segnò profondamente la biografia e la produzione letteraria di Svevo, il quale si trovò a dover affrontare una degradazione ed una declassazione sociale, che lo portarono al lavoro impiegatizio presso la banca Union di Vienna. Tale impiego era per lui vuoto e per nulla stimolante, ma egli trovò un mezzo d’evasione nella letteratura, per la quale aveva sin da ragazzo dimostrato un particolare interesse.
Italo Svevo è oggi considerato uno fra i maggiori autori italiani di narrativa, pur non avendo in realtà prodotto una grande mole di testi. Difatti, la parte più importante della sua opera sono i tre romanzi da lui scritti fra la fine dell’ottocento e l’inizio del novecento (nonostante lui abbia realizzato anche numerose novelle e varie commedie), i quali sono oggi ritenuti classici della letteratura italiana. Tali romanzi sono: “Una vita”, “Senilità” ed il notissimo “La Coscienza di Zeno”. Tutti e tre sono di una valenza straordinaria dal punto di vista letterario-culturale, poiché mostrano perfettamente la bassa e difficile condizione sociale degli intellettuali e della classe media di inizio novecento. Da essi si possono però ricavare lezioni estremamente moderne, valide anche per i giorni nostri. La cosa che rende davvero grande Svevo ed i suoi romanzi, è la sua capacità di parlare di eventi spesso ordinari ed alle volte quasi banali, in un modo così ironico, diretto e soprattutto coinvolgente, che il lettore non può che venirne conquistato. Nei romanzi di Svevo, infatti, l’originalità non si trova tanto negli eventi narrati e nell’intreccio, quanto piuttosto nelle continue riflessioni e rimuginazioni dei protagonisti. Questi, altro non sono che trasposizioni dei vari aspetti della personalità di Svevo stesso; incarnazioni del suo spirito più profondo, che condividono con lui inclinazioni e passioni (fra cui la letteratura stessa, per cui provano tutti un forte interesse). Essi nella maggior parte dei casi più che agire, pensano ossessivamente ed immaginano mondi nei quali non sono malati ed hanno successo. Cosa importantissima in tutti i suoi romanzi è proprio l’elemento della malattia, comune a tutti i protagonisti sveviani. Questo morbo che li affligge non è reale, è qualcosa che li blocca dal punto di vista psicologico, facendoli sentire inferiori ai cosiddetti sani: persone capaci di gestire perfettamente la loro vita e per nulla perse nei meandri della loro mente e della loro fantasia. Esempi di questa contrapposizione fra sani e malati sono presenti in tutti romanzi di Svevo; i sani sono etichettati come gli antagonisti poiché diametralmente opposti ai protagonisti. Questi ultimi sono inetti a vivere, incapaci di gestirsi, di reagire alle difficoltà e di agire concretamente. Spesso si sente parlare di Svevo, come dello scrittore della figura dell’inetto ed a ragione, dato che il suo primo romanzo non doveva chiamarsi “Una vita”, ma “Un inetto” (titolo rifiutato dall’editore poiché ritenuto poco accattivante). L’inetto è il personaggio più tipicamente sveviano, l’esatto contrario del superuomo d’annunziano, che era invece l’emblema della forza e del sapersi ergere al di sopra della massa agendo con forza e vigore. Tutti gli inetti sveviani sono incapaci di vivere poiché si ritengono malati e questi malati cercano la salute. Per raggiungerla utilizzano l’analisi della propria persona e la riflessione, nella speranza che queste possano rivelare loro le radici del proprio malessere. Questa tendenza dei romanzi di Svevo, si ricollega direttamente all’interesse per la psicoanalisi nato a Trieste agli inizi del novecento (per via della curiosità generale destata da questa novità in campo medico, ed a causa di Edoardo Weiss, psichiatra che praticava la psicoanalisi e che all’epoca risiedeva in tale città). Esempio di ciò è che, in “La Coscienza di Zeno”, il protagonista Zeno Cosini si sottoponga nell’ultimo capitolo ad una serie di sedute psicoanalitiche, per tentare di guarire il morbo che si sente dentro. Nelle sue opere, tuttavia, Svevo critica la psicoanalisi, mostrando di ritenere che essa non offra vantaggi dal punto di vista terapeutico, ma che sia ottima per i romanzi. Infatti, l’analisi psicologica dei personaggi è costante nelle sue opere, ma non porta mai alla guarigione. Questa ci fa però intuire moltissimo della personalità di Svevo, il quale probabilmente doveva essere una persona intelligentissima, ed al tempo stesso estremamente riflessiva, che metteva tutto il proprio impegno nella letteratura e nella scrittura, vissuta come bisogno personale. Svevo infatti pubblicò i suoi primi 2 romanzi nel 1892 (“Una vita”) e nel 1898 (“Senilità”), ma non ottenne alcun tipo di riscontro dalla critica; i suoi lavori furono del tutto ignorati. Questo fece sì che lui abbandonasse per circa un ventennio la letteratura (dal 1899 al 1919) prima di scrivere “La Coscienza di Zeno”, ma non la scrittura, che rimase per lui uno sfogo fondamentale. Svevo alla fine riprese però anche a pubblicare testi, incoraggiato dal suo grande amico James Joyce (che era stato suo insegnate di inglese), ed arrivò a dare alle stampe nel 1923 il suo capolavoro assoluto: “La Coscienza di Zeno”. Questo romanzo fu estremamente innovativo, poiché non metteva più al proprio centro un personaggio, ma la sua coscienza (come palesa il titolo). L’opera infatti non segue uno sviluppo temporale lineare, ma si costituisce come una serie di memorie del protagonista, legate in qualche modo dal progressivo ricordare di Zeno. Il testo è organizzato infatti come una sorta di autobiografia, scritta da Zeno stesso, su ordine del proprio psicologo, a scopo terapeutico. Zeno difatti, come detto, per curare il suo malessere interiore, si rivolge ad un medico: il dottor S. (nome che richiama evidentemente Sigmund Freud), col quale sperimenta il metodo psicoanalitico. Medico e paziente hanno però dei dissapori, i quali portano Zeno a recarsi da un altro medico, ed il dottore a pubblicare, come ripicca, l’intera biografia del proprio paziente. Già dalla cornice si intuisce lo spirito profondamente ironico dell’opera di Svevo, divenuta ormai una fra le più influenti della letteratura italiana. L’autore dopo il suo capolavoro aveva poi iniziato a scrivere un nuovo romanzo: “Il Vecchione”, che doveva trattare di Zeno Cosini nella sua vecchiaia, ma l’opera non fu mai conclusa per via della prematura morte di Svevo. Essa avvenne nel 1928, in seguito ad un incidente automobilistico che coinvolse lo scrittore.
Ciò che si può ricavare oggi dai romanzi di Svevo, è fondamentalmente un metodo di approccio alla società. Non ci sono infatti delle differenze così profonde fra la società di inizio novecento e quella attuale. Già all’epoca l’individualità ed i valori della classe media erano in crisi; così come la letteratura e la figura dell’intellettuale. Da allora la situazione non è cambiata di molto se ci si riflette con attenzione. È vero, ora abbiamo i social network e la tecnologia, mezzi che apparentemente sembrano valorizzare le persone, concedendo loro uno spazio e quella che sembra una sorta di autonomia. Essi in realtà non fanno altro che demolire definitivamente ogni ombra di valore, promuovendo modelli spesso sbagliati o controversi. Oggi gli intellettuali hanno perso definitivamente la loro dignità ed il loro ruolo sociale; non sono più esempi da seguire, ma sono relegati a posizioni marginali e secondarie in società. La figura sveviana dell’inetto, pur con tutta la sua inerzia e tutta la sua incapacità di reagire, ci mostra un’alternativa alla pressione all’omologazione ed al conformismo della società moderna, invitandoci ad essere noi stessi, in tutto e per tutto.

Commenti
Posta un commento