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Il tema del nulla dalla letteratura al rap-dicembre 2019


di Daniele Bondi

Il 31 ottobre è uscito “Persona” il nuovo disco di Marracash; un rapper notissimo nell’ambito hip-hop, il quale non produceva un album da quasi tre anni. Il lungo periodo di gestazione ha però portato alla realizzazione di un progetto discografico consistente ed estremamente valido, che tratta temi molto attuali e di grande valenza sociale. La canzone che più rappresenta questo aspetto del disco è probabilmente “Tutto questo niente“, canzone poco ascoltata rispetto alle altre, sulle piattaforme digitali, ma che trasmette messaggi profondi e capaci di fare riflettere su argomenti di carattere letterario. È infatti facile individuare in questa traccia una sorta di continuità tematica tra Marracash e Leopardi. Lo stesso titolo difatti richiama la concezione leopardiana della vacuità del tutto.

Risulta utile a questo punto una breve premessa inerente al pensiero di Leopardi. Il poeta di Recanati è famoso al giorno d’oggi per il suo complesso sistema pessimistico. Esso mostra vari aspetti del reale in modo sconsolato e disincantato, senza presentare mai delle vere soluzioni che possano rivelarsi utili all’uomo per sfuggire al dolore. Leopardi articolò il suo pessimismo in vari stadi successivi, nei quali l’atroce condizione umana si palesava sempre maggiormente. Il letterato avviò il suo pensiero con un pessimismo storico, che vedeva l’uomo come angosciato a causa del suo non poter raggiungere un agognato piacere illimitato (per via della sua intrinseca finitezza), ma che comunque ammetteva la natura e la sua bellezza come consolazione. Successivamente però evolse il suo pensiero teorizzando un pessimismo cosmico, nel quale era la stessa natura, con la sua indifferenza nei confronti dell’uomo, a fare soffrire insostenibilmente il genere umano. Vi sono poi altre due fasi del pessimismo leopardiano: quello personale e quello eroico. Il primo concerne il campo individuale ed i sentimenti del poeta riguardo la propria bruttezza, che egli ritiene lo abbia condannato allo sconforto (come espresso con “L’ultimo canto di saffo”, poesia che accosta implicitamente la poetessa di Lesbo a Leopardi). Il secondo viene ideato con “La Ginestra”, l’ultimo grande canto del poeta, nel quale egli indica la solidarietà fra uomini come la via per ribellarsi alla natura e costruire un mondo migliore. Questo sistema di dottrine viene però affiancato in Leopardi da altri due temi fondamentali e ricorrenti: la noia che pervade costantemente l’esistenza umana, e la nullità delle cose materiali.

Ritornando ora alla canzone di Marracash, il titolo completo del brano è: “Tutto questo niente: gli occhi”, poiché a detta dell’artista il pezzo rappresenta gli occhi del suo disco. Esso è infatti concepito come concept album, nel quale ogni traccia si configura come un organo del corpo umano e tratta temi in qualche modo ad esso legati. La canzone in questione inizia con questa frase: 


"Desideriamo quello che vediamo, e a volte desideriamo solo di essere visti.

Pensiamo che quello che ci serve sia fuori da noi,

mentre quello di cui abbiamo davvero bisogno è invisibile.

Butta fuori i tuoi pensieri o finiranno per ucciderti."


Già da qui si intuisce come per il rapper il concetto di vacuità delle cose sia importante. Marracash infatti afferma che quello che davvero serve all’uomo non consiste tanto nella fama o nel possesso di beni materiali, quanto piuttosto in qualcosa di altro che è legato alla nostra interiorità. Evidente in questo è il riferimento alla concezione delle cose materiali di Leopardi; ad essa però il rapper aggiunge una connotazione nuova. Essa concerne la sua visione della fama, che gli valuta insignificante alla stregua degli oggetti materiali. Dopo questo primo passaggio la canzone vera e propria inizia e parla delle brame degli uomini, tutte rivolte verso la notorietà e le cose lussuose.

Ad un certo punto però Marracash pronuncia questi versi:


“Essere famoso senza via d’uscita,

mettere un bicchiere di cristallo sopra una formica

[…] Le cose care sono solo cose care,

raramente diventano care cose.”


Con questi si arriva a formulare la completa e totale vanità delle cose esose e della fama. Bellissima poi l’immagine della formica; essa richiama tra l’altro l’immagine delle formiche uccise dalla natura facendo cadere pomi dagli alberi, che è presente nella “Ginestra” leopardiana. La vicinanza tra i due autori di conseguenza non è soltanto sul piano tematico, ma anche su quello delle figure retoriche. Dopo questi versi la canzone presenta un ritornello che ribadisce come gli oggetti e le preoccupazioni umane siano vuote e senza significato. Esso infatti riprende il titolo della canzone ed arriva addirittura a dire: “Riempio il mio tempo e non colmo il vuoto”; asserzione che oltre a ricollegarsi al tema della canzone e richiamare anche il pensiero di Seneca riguarda il tempo e le occupazioni umane. In seguito al ritornello la canzone presenta una seconda strofa ricca di riferimenti al cinema, alle serie tv ed alla musica; attraverso i quali il rapper espone la sua condizione di disagio dovuta alle difficoltà ed alle avversità che ha dovuto affrontare nel corso degli ultimi anni a causa del suo bipolarismo e di come gli oggetti materiali non lo abbiano minimamente aiutato. Particolarmente significativi sono sue richiami:


“Sono Tony al ristorante che dice “È tutto qui,

è per questo che ho fatto questa fatica?”

sono Manny che gli risponde che in fondo tutto questo niente

è meglio del niente che aveva prima

sono Vasco che canta la noia […]”


La prima parte del verso è un collegamento al film “Scarface”, cult di Brian De Palma ed in particolare ad una scena, nella quale il protagonista Tony Montana (interpretato da Al Pacino) discute con il suo amico Manny riguardo al nulla che egli ha ottenuto col suo arduo lavoro. Ecco che quindi ritorna la nullità delle cose, accompagnata però subito dopo dal tema della noia. Marracash cita infatti una canzone di Vasco Rossi dal titolo “La noia” per richiamare quanto il sentimento del tedio sia stato presente nella sua vita. Anche qui si nota una netta influenza leopardiana. La canzone si chiude poi con una parte nella quale il rapper parla del fatto che la fama mette sempre a nudo la tua vera personalità, mostrando tutti i tuoi difetti (per fare questo usa l’immagine di un insetto sotto una lente d’ingrandimento). Anche Leopardi ha trattato la fama nelle sue operette morali e nello specifico, nella operetta intitolata “Parini, ovvero la gloria”, nella quale egli discute su come si ottenga la fama.

Si possono poi notare altre due somiglianze tra i due autori. La prima consiste nel fatto che entrambi hanno passato un periodo di cosiddetto silenzio poetico nel quale l’uno non ha scritto poesie e l’altro non ha pubblicato album. Leopardi infatti dal 1823 al 1828 circa non ha scritto poesie poiché si era reso conto dell’aridità del reale; Marracash invece per tre anni non ha pubblicato album per via della sua tormentata interiorità. La seconda somiglianza è invece più curiosa e riguarda la canzone precedentemente analizzata. Leopardi ha formulato la sua teoria riguardo la vacuità delle cose nel 1819, quando per via di un problema agli occhi non riusciva nemmeno a leggere e non aveva conforti di alcun tipo; è perciò significativo vedere come la canzone trattata in questo articolo, che è così vicina tematicamente a Leopardi, abbia proprio come sottotitolo: “gli occhi”.

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